Dalla A al galleggiamento in C nel silenzio generale. Ci fossero stati Lotito e Fabiani…

C’erano una volta giornalisti e tifosi intellettualmente onesti che, nel 2022, dopo la cacciata in quel modo di Sabatini (che pure ha fatto disastri, intendiamoci) non si accordarono al coro di osanna per l’attuale proprietà invitando tutti ad attendere prima di emettere giudizi. Del resto gli 8 gol presi a Bergamo e il Nicolacheva-Nicolacheviene avevano già lasciato trasparire un po’ di approssimazione. Nell’estate del 2023, quando il miglior allenatore della storia granata chiedeva rinforzi, ci fu invece la conferma che fosse in atto da subito un processo di totale ridimensionamento, al punto che parlammo del rischio concreto di un doppio salto all’indietro di categoria finanche all’indomani del pareggio di Roma. Nella città che all’epoca applaudì capitani dal mal di pancia facile fidandosi degli algoritmi e delle tabelle sugli allenamenti di Sousa è evidente che raccontare la verità in largo anticipo, a fin di bene e sperando di sbagliare, non è strategia che conta. Meglio i pallisti di professione che si dilettarono nella narrazione di trattative societarie fasulle salvo poi sparire per la vergogna. Oggi stiamo assistendo a un qualcosa di totalmente annunciato e facilmente annunciabile. In A non volevano salvarsi e sono retrocessi con record negativo di punti di tutta la storia. In B, pur con paracadute e cessioni a cifre record, propinarono una rosa scadente e quattro allenatori in tre mesi e mezzo, agevolando la farsa a cui abbiamo assistito e che vide il club perdere ogni ricorso felicitandosi per la successiva riappacificazione con Gravina.
Oggi, dopo l’ennesima rivoluzione estiva, un presidente in carica che guadagna ma non si vede mai, un proprietario che fa l’offeso dopo aver disatteso una marea di promesse svendendo 107 anni di storia a un euro e un commercialista che parla di mercato, di cosa vogliamo meravigliare? Ma il rinnovo di Faggiano nonostante i 70 calciatori cambiati in 12 mesi non era già un segnale? Da Inglese, Antonucci, Ferrari, Ferraris e Cabianca a Djibril, Cardoni, Bevilacqua e Zoia. Con Tascone capitano, Anastasio titolare, Lescano trattato come l’ultimo degli scarsi e una proprietà che può fare comunque quello che vuole forte di 7000 abbonati, 13mila spettatori in media e parte della stampa che ci propina sermoni tragicomici ritenendo che questa rosa valga più di quella dell’anno scorso. Da ritiro immediato della tessera. La verità è che il galleggiamento è in atto, che siamo a -9 dalla vetta malgrado un calendario agevole e che non c’è mai stata la volontà di avviare un progetto ambizioso e vincente. Viceversa avrebbero puntato su un allenatore di spessore, su un ds vincente, su calciatori d’esperienza senza badare a spese. Ma l’ambiente, tutto, ha più responsabilità di Iervolino. Si faccia esercizio di onestà intellettuale e ci si chieda cosa leggeremmo o vedremmo sugli spalti se, con quattro anni disastrosi e ricchi di umiliazioni sportive, ci fossero stati Lotito, Mezzaroma o Fabiani al timone. Dai manifesti di morto, le teorie demenziali sul freno a mano e il “via i romani da Salerno” all’essere felici perché si pagano gli stipendi. Che poi si passi da San Siro alla Scafatese che festeggia all’Arechi è secondario. In fondo non tutti meritiamo di più.



